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La scelta del sito per la costruzione del Pantheon sembra fosse stata dettata dalla volontà politica augustea: secondo una leggenda, in quel luogo era ricordata la scomparsa e l’apoteosi di Romolo e quindi la sua deificazione (consecratio), pertanto era logico costruire nell’area un tempio dedicato alla venerazione degli dei principali dell’Olimpo che erano stati assunti all’origine della città quali divinità di Roma e ai quali Augusto voleva riportare la religiosità del popolo.Inoltre gli studi più recenti sembrano aver accertato che il tempio augusteo avesse lo stesso orientamento verso nord di quello attuale, realizzato in epoca adraianea, pertanto in stretto collegamento con il Mausoleo di Augusto.
Roma descritta ed illustrata Di Giuseppe Antonio Guattani
Infatti, prolungando l’asse dell’edificio, esso incrociava il mausoleo: tale asse corrisponderebbe, secondo alcuni calcoli, al nord astronomico indicato dalla stella polare. Anche la scelta della pianta centrale con la volta a cupola potrebbe essere interpretata in chiave simbolica: simili edifici in Grecia, in alcuni casi, erano stati eretti per commemorare mortali divinizzati e la copertura a cupola potrebbe essere la rappresentazione simbolica della sfera celeste. Anche la stessa aquila raffigurata con una corona di quercia tra gli artigli, che originariamente decorava il frontone del tempio (attualmente si conservano i fori lasciati dalle grappe che sorreggevano la figura), simboleggiava la morte e l’assunzione nell’Olimpo di Augusto, ossia la sua divinizzazione.Recenti indagini lungo la facciata dell’edificio hanno permesso di riconoscere che la fronte del Pantheon augusteo si protendeva per 7,75 m oltre il fronte attuale delle colonne mediante un avancorpo (alto 2,46 m) in conglomerato cementizio, delimitato ai lati da due gradinate di accesso di dieci gradini. La fondazione poggiava direttamente su un banco di argilla, residuo dell’alveo del Tevere.
Roma descritta ed illustrata Di Giuseppe Antonio Guattani
Il porticato di ingresso del tempio augusteo era quindi più ampio (largo 43,7 m) rispetto a quello adrianeo attuale (m 35,2) con dieci colonne sulla fronte. Secondo un’altra ipotesi, le colonne sarebbero state otto e comprese tra due ante poste alle estremità dei muri perimetrali. Da questo pronao quindi si accedeva all’edificio circolare composto probabilmente da un colonnato anulare coperto con volte a botte (simile al Teatro Marittimo di Tivoli). Secondo altre ipotesi comunemente accettate, il Pantheon augusteo sarebbe stato, invece, un edificio a pianta rettangolare e con la fronte rivolta verso sud.I risultati delle indagini archeologiche hanno accertato che, a un certo punto, tutto l’edificio divenne inagibile in quanto le fondazioni, innalzate direttamente sulle argille alluvionali, erano sprofondate. Questo comportò la necessità di una completa ricostruzione dell’edificio, poi avvenuta sotto l’impero di Adriano. La nuova ristrutturazione interessò anche l’area circostante: la piazza, rialzata di circa 2 metri, venne nuovamente pavimentata e al di sotto fu creata una rete fognaria. La disposizione planimetrica del Pantheon sembra tuttavia essere rimasta invariata (l’ampiezza del colonnato venne ridotta). Le scalinate di accesso furono collocate nella medesima posizione delle precedenti ai lati dell’avancorpo, ma composte da soli sette gradini (in funzione della minore altezza del podio), realizzati forse con lo stesso materiale lapideo di rivestimento della precedente fase augustea. Prima della ricostruzione, infatti, il tempio era stato spoliato dell’apparato decorativo.Le recenti indagini hanno dimostrato che l’avancorpo adrianeo antistante il pronao (largo 20 m e 7,10 m, aggettante rispetto al limite del colonnato) aveva le due scalinate delimitate da parapetti; esse erano ornate lateralmente da due fontane con bacini rivestiti di marmo proconnesio e forse da gruppi scultorei da cui zampillava l’acqua proveniente dall’Acquedotto Vergine. Tutto l’avancorpo attualmente non è più visibile a causa del rialzamento del livello della piazza avvenuto nel X sec., come dimostrato dai recenti scavi. Oggi si accede al tempio attraverso il portico (m. 33,10 x 15,50) di otto colonne monolitiche di granito grigio con capitelli corinzi e basi di marmo (le due colonne a sinistra sono state sostituite nel XVII sec. con quelle in granito delle Terme Neroniane); il portico è raccordato alla rotonda mediante un avancorpo rivestito da lastre di marmo e adorno di lesene corinzie e nella parte superiore da un fregio che continua anche nel portico, con festoni retti da candelabri e oggetti di culto (patera, prefericolo, acerra, lituo, ecc.). Il pronao è diviso in tre navate da 16 colonne: in fondo alle navate laterali sono due grandi nicchie destinate probabilmente alle statue di Augusto e di Agrippa; in fondo alla navata centrale (più larga delle altre due) vi è il portale d’ingresso con architrave finemente decorato e la porta bronzea, che si riteneva originale, ma è probabilmente un restauro del Cinquecento.Sull’architrave del portico vi sono due iscrizioni: sopra quella di Agrippa (M(arcus) Agrippa L(uci) f(ilius) co(n)s(uI) tertium fecit), collocata da Adriano dopo la ricostruzione del tempio (datata dai bolli laterizi tra il 118 e il 125 d. C.); al di sotto, in caratteri molto più piccoli, quella che ricorda un restauro di Settimio Severo e Caracalla avvenuto nel 202 d. C.All’esterno la struttura del monumento della rotonda, che poggia su una fondazione costituita da un anello di calcestruzzo largo 7,30 m e largo 4,50, è costituita da un muro cilindrico (spessore 6 m) composto da tre settori sovrapposti scanditi da cornici. L’opera cementizia della muratura è costituita con diversi materiali, man mano più leggeri verso l’alto: quella della cupola è realizzata con pietre pomici. La muratura delle pareti non è piena: vi sono all’interno otto vani semicircolari comunicanti verso l’esterno; inoltre vi sono archi di mattoni che hanno la funzione di ripartire i carichi.Entrando nel tempio si rimane colpiti dalla grandiosità (è maggiore di quella di S. Pietro) e dalla perfetta euritmia dello spazio interno: l’altezza dell’ambiente è di 43,30 m uguale al diametro della volta. Quest’ultima, decorata da cinque ordini di cassettoni che si restringeno verso l’alto per accentuarne lo slancio, si conclude alla sommità con una grande apertura di 9 m circa di diametro. In basso le pareti sono movimentate da un’esedra centrale, da sei nicchie, alternativamente a pianta semicircolare o rettangolare ornate da colonne e da otto piccole nicchie un tempo destinate a contenere i simulacri delle divinità dell’Olimpo romano.Il pavimento a riquadri e tondi di porfido, granito e marmi colorati è stato restaurato nel 1872 da Pio IX.Nel 399, dopo che l’imperatore Onorio aveva decretato la chiusura dei templi pagani, è probabile che anche il Pantheon sia stato chiuso o destinato a usi civili; venne poi trasformato in chiesa dedicata alla Vergine (detta S. Maria Rotunda, successivamente ad Martyres) dopo che nel 608 l’imperatore bizantino Foca lo aveva ceduto per tale scopo al papa Bonifacio IV. Successivamente furono effettuate spoliazioni e lavori: per esempio, le tegole di bronzo dorato della cupola furono asportate nel 655 dall’imperatore Costante II e sostituite da Gregorio III (731-741) con una copertura in lamina di piombo; nel 1270 fu sovrapposto al pronao un campanile di tipo romanico, sostituito nel Seicento da due campanili che furono disegnati dal Bernini.Nel 1878 il tempio divenne sacrario dei sovrani d’Italia; vi furono sepolti Vittorio Emanuele II e Umberto I; da allora iniziarono restauri che portarono alla demolizione dei due campanili berniniani (1883) e al totale isolamento del monumento (1881-82), con il recupero di tutte le parti laterizie che fu possibile rimettere in vista. P.C.
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