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Login / Registrati! E' gratis!Il Foro Romano

Le profonde trasformazioni di quest’area avvenute in età antica e moderna, compreso il taglio della sella collinare che univa il Campidoglio al Quirinale per la costruzione del Foro di Traiano, e l’analogo taglio, ma moderno, della collina Velia, per la realizzazione di via dei Fori Imperiali, hanno modificato enormemente la topografia dei luoghi.
La più antica piazza del Foro, pensata all’epoca dei re etruschi, doveva essere racchiusa all’interno di una picccola pianura delimitata dalle pendici dei colli, in senso orario, dal Campidoglio al Palatino, con unico sbocco verso il Tevere, verso un’altra piccola area pianeggiante che accolse una piazza pubblica ancora più antica, il Foro Boario.Questo fu luogo di mercato e di incontro interregionale, punto di arrivo e di partenza di arterie sicuramente preromane, fra tutte la via Campana, che, costeggiando il Tevere sulla riva destra, raggiungeva le saline quasi alla foce del Tevere, e la via Salaria (la via del sale) che permetteva il raggiungimento delle regioni interne appenniniche.L’area del futuro Foro venne bonificata già durante l’età di Tarquinio il Superbo con la costruzione della Cloaca Massima e la successiva pavimentazione. Lungo il percorso di alcune arterie principali, tra cui la stessa via Sacra, si disposero edifici civili e religiosi: il Comizio con il Lapis Niger, la Basilica Emilia, il sacello di Venere Cloacina, la casa e il tempio delle Vestali, la Regia, il tempio dei Castori.Del Comizio, ovvero del più antico centro politico di Roma, non rimangono che poche tracce. Tutta l’area, consacrata e orientata secondo i punti cardinali, era munita di uno spiazzo centrale e circolare circondato da una gradinata, secondo un modello già utilizzato in ambito greco e, successivamente, anche in colonie romane del III secolo a.C. Nella parte a nord era la Curia Hostilia, l’antica sede del Senato, eretta secondo la tradizione dal re Tullio Ostilio, ampliata da Silla prima di essere distrutta da un incendio e sostituita dall’edificio attuale, di progetto cesariano, pur nella versione dioclezianea. La parte meridionale era occupata dalla Grecostasis (una tribuna elevata dalla quale gli ambasciatori stranieri potevano assistere alle riunioni del Senato) e dalla tribuna degli oratori. Quest’ultima fu adornata, dopo il 338 a.C., dai rostri delle navi catturate ai nemici nella battaglia di Anzio e denominata da quel momento Rostra. In età cesariana con la costruzione della nuova tribuna, direttamente sul lato occidentale del Foro, questi rostra furono definitivamente trasferiti.Nella parte più nobile del Comizio era il Volcanal, una sorta di santuario sacro a Vulcano, posto all’aperto, nello stesso luogo ove la tradizione ricorda l’incontro tra Romolo e Tito Tazio, il re dei Sabini, dopo la riconciliazione seguita allo scontro tra i due popoli per il famoso Ratto. Nel Volcanal erano la statua di Orazio Coclite e le tombe del pastore Faustolo e di Osto Ostilio, nonno del terzo re di Roma, è il luogo in cui, secondo una certa tradizione di origine romana, fu ucciso Romolo.Recenti analisi storiche sembrano confermare che la presenza del complesso famoso come il Lapis Niger non sia affatto estranea al Volcanal.Il tempio dei Castori, coppia gemellare protettrice di Roma, sorge su un tracciato ortogonale rispetto alla via Sacra, denominato vicus Tuscus a testimonianza dell’esistenza, in età Regia, di un quartiere abitato da Etruschi, nella fase in cui la presenza di questo popolo in Roma costituiva un dato di fatto.Sulla parallela del vicus Tuscus, denominata vicus Iugarius, sorse, tra i più antichi a Roma, già esistente nei primi tempi della Repubblica, il tempio dedicato a Saturno, certamente edificato a completamento di un culto riservato a questa divinità, già attestato nella stessa area dalla presenza di un’ara. Entrambe le arterie nominate, vicus Tuscus e Iugarius, mettevano in comunicazione diretta il Foro Romano con il Foro Boario, rasentando rispettivamente il Palatino e il Campidoglio.Allineati lungo la via Nova, un’arteria rasente il Palatino e confluente verso la via Sacra, erano collocati il primo edificio dedicato a Vesta e, più avanti, la Domus regis sacrorum o Domus publica, abitazione dei responsabili «degli affari di culto» (rex sacrorum) e successivamente del pontefice massimo.Nella fase cesariana e augustea alcuni edifici furono completamente ristrutturati o costruiti ex novo, tra cui, in particolare, la stessa Curia e i Rostra, eredi del vecchio Comizio, la Basilica Giulia e il tempio del Divo Giulio. Questi ultimi edifici sono strettamente collegati alla figura di Cesare, il primo perché dallo stesso Cesare progettato e realizzato, il secondo perchè dedicato alla sua memoria, sul sito ove era stata innalzata la sua pira funebre.L’incendio neroniamo del 64 d.C. consentirà una ricostruzione del quartiere con un diverso orientamento stradale ma sempre condizionato dalla presenza della via Sacra nel suo percorso tradizionale dalle Scale Gemonie, ai piedi del Campidoglio, fino all’ingresso del Palatino, nell’area ove sorgerà l’arco di Tito.Appartengono a questa ristrutturazione la ricostruzione del tempio e della casa delle Vestali, ai piedi del Palatino, la Porticus Margaritaria e quella Piperitaria, magazzini a più piani e mercati aperti, di cui almeno quelli posti a nord della via Sacra, furono successivamente distrutti per far posto alla nuova Basilica di Massenzio o di Costantino.Nei secoli successivi alcuni grandi monumenti furono inseriti in spazi opportunamente risistemati: l’arco di Settimio Severo, sotto il Campidoglio, l’arco di Tito, sul proseguimento della via Sacra in direzione del Colosseo, il tempio di Venere e Roma, di costruzione adrianea, sul luogo del padiglione d’ingresso della Domus Aurea neroniana, il tempio massenziano cosiddetto di Romolo, sulla via Sacra, a ridosso dell’attuale Basilica dei SS. Cosma e Damiano, e la già citata basilica di Massenzio o Costantino.L’abbandono di tutta l’area a causa della forzata chiusura dei templi pagani alla fine del IV secolo d.C., portò all’inevitabile successivo crollo delle strutture e al recupero degli elementi architettonici, soprattutto lapidei, per la costruzione di altri edifici tra cui soprattutto quelli sacri dedicati al culto cristiano.Nei secoli XVII e XVIII il Foro era un campo, detto Campo Vaccino, ove pascolavano i buoi. La riscoperta avvenne all’inizio del XIX secolo ma l’isolamento della maggior parte dei monumenti e il loro studio è riferibile solamente alla fine dell’Ottocento e ai primi decenni del XX secolo.-
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