
La vasta area pianeggiante, esterna alle Mura Serviane, compresa tra il Campidoglio a sud, il Tevere a ovest e le pendici del Quirinale e del Pincio a est e a nord, fu denominata Campo Marzio. Nella divisione amministrativa e urbanistica di Augusto tutta la pianura venne divisa tra la IX regione, denominata
Circus Flaminius, dal nome dell’edificio costruito nel 221 a.C. da C. Flaminio nella parte meridionale della zona e la VII,
via Lata, dall’asse principale costituito dalla
via Flaminia che nel primo tratto appunto assunse il nome di
via Lata. L’area era in origine occupata da paludi: nella parte centrale (corrispondente all’incirca alla zona occupata poi dal Pantheon, dalle terme di Agrippa e dal teatro di Pompeo) vi era la
Palus Caprae. Quest’ultima, bonificata da Agrippa, fu trasformata nello
Stagnum, probabilmente la
natatio delle terme da lui fatte costruire, dal quale usciva l’
Euripus (inizialmente canale scoperto, poi cloaca) che convogliava le acque verso il Tevere presso l’attuale Ponte Vittorio Emanuele.I quartieri medievali e rinascimentali del Campo Marzio hanno conservato in parte l’aspetto topografico che avevano in antico e molte strade attuali seguono ancora il primitivo percorso. Tra queste, oltre alla via del Corso, l’antica
via Lata, si possono citare ad esempio gli assi formati da via di S. Paolino alla Regola-via Capodiferro-piazza Farnese-via di Monserrato e la parallela via dei Giubbonari-piazza Campo dei Fiori-via del Pellegrino che conducevano dalla zona del Circo Flaminio verso il Ponte cd. Neroniano (corrispondenti presumibilmente all’antico percorso trionfale); il rettifilo (via della Scrofa-via di Ripetta; via dei Coronari-via delle Coppelle) collegava la
via Lata direttamente con il Ponte Neroniano (posto presso Ponte Vittorio Emanuele).Anche molti edifici e piazze attuali sono state condizionate dalla presenza degli edifici preesistenti: basterà citare i casi più evidenti come piazza Navona (Stadio di Domiziano), piazza Grotta Pinta (Teatro di Pompeo), Palazzo Massimo (Odeon). Inoltre la realizzazione dei grandi nuclei edilizi della zona centrale (Area Sacra di Largo Argentina, Terme di Agrippa, Pantheon,
Saepta ecc.) hanno condizionato la realizzazione degli isolati tuttora esistenti nella zona.La denominazione dell’area sembra che debba essere ricollegata al dio Marte, al quale era dedicata un’ara e un tempio, situati entrambi forse nella zona tra via del Plebiscito e piazza del Collegio Romano. A tal fine durante l’epoca
regia sembra che il Campo Marzio fosse un’area destinata alle esercitazioni militari e, inoltre, una delle leggende relative alle origini di questa parte della città la ricollegava ai Tarquini, ai quali sarebbe appartenuta in qualità di
agro regio. Al momento della loro espulsione da Roma (nel 509 a.C., anno tradizionale della fondazione della Repubblica), l’area sarebbe divenuta pubblica.Ma fin dal periodo più antico ebbe grande rilevanza anche la funzione politica: nella parte centrale vennero realizzate la
Villa Publica, i
Saepta e il
Diribitorium destinati rispettivamente alle operazioni di censimento e di voto. I
Saepta, monumentalizzati da Agrippa su progetto di Cesare, erano stati preceduti dalla piazza denominata
Ovile, attestata in epoca repubblicana, ma risalente all’epoca
regia. Questo complesso, inoltre, risultava essere in stretto collegamento con l’Ara di Marte, alla quale ogni cinque anni i censori che uscivano di carica offrivano un sacrificio espiatorio (
lustrum).Strettamente collegato alle leggende sulle origini del Campo Marzio è il
Tarentum, un santuario dedicato alle divinità di Dite e Proserpina, localizzato nella zona presso l’attuale Largo S. Giovanni dei Fiorentini: qui si svolse, anche in età storica, il culto di origine ctonio, presso un altare sotterraneo, che veniva dissepolto in occasione delle cerimonie.Anche il
Trigarium (il cui nome deriva da
triga, carro arcaico a tre cavalli, la cui scomparsa avvenne probabilmente nel corso del VI secolo a.C.) è legato alle origini del Campo Marzio: si trattava inizialmente di un terreno riservato alle corse dei carri, (da localizzarsi forse lungo via Giulia), nel quale dovevano svolgersi riti antichissimi quale quello dell’
Equus October, che consistevano nel sacrificio a Marte di un cavallo della biga vincitrice.Il Campo Marzio, che era sufficientemente ampio per ogni impresa urbanistica, a partire soprattutto dall’età augustea, fino alla fine dell’Impero, fu destinato all’espansione dell’edilizia pubblica. A una prima fase destinata alla costruzione di santuari e di luoghi di riunione seguì quella in cui si preferì dare all’area un aspetto essenzialmente monumentale: il Campo Marzio venne prescelto per una edilizia di rappresentanza, di carattere pubblico; sorsero così una folla di portici, di edifici di spettacolo, di terme, ai quali continuarono a essere aggiunti edifici religiosi, legati più che altro al culto imperiale. Non va dimenticato, comunque, anche l’aspetto funerario: l’area, essendo esterna al pomerio, accolse le tombe di illustri personaggi della vita politica della città. Si ricordino quelle di Silla, di Cesare da localizzare forse nei pressi della tomba di Aulo Irzio, luogotenente di Cesare, rinvenuta nell’angolo nord-ovest del Palazzo della Cancelleria, e il cenotafio di Agrippa, identificato nella struttura a doppio recinto scoperta presso piazza Sforza Cesarini (precedentemente ritenuto il
Tarentum, o l’
ustrinum, di Agrippa). Con la costruzione del Mausoleo di Augusto e dei rispettivi
ustrina, quelli di Augusto e
degli Antonini, tale aspetto funerario assunse anche una valenza di propaganda politica in quanto la funzione funeraria veniva connessa al concetto della divinizzazione dell’imperatore: la tomba diventava il fulcro del culto dinastico. Nell’individuare le linee guida dell’assetto urbanistico dell’area, l’attività edilizia che interessò il Campo Marzio si può suddividere in alcune fasi principali.Nella prima fase, che perdura fino al periodo medio-repubblicano, si nota la tendenza a un’espansione verso il Tevere (nell’angolo sud-orientale della pianura). Di questa prima fase restano soprattutto alcuni santuari (se ne citeranno soltanto alcuni), che però raramente hanno conservato il loro aspetto primitivo. Il più antico di essi è quello di Apollo (fondato nel 431 a.C.presso l’area dove sarebbe sorto Teatro di Marcello) e il vicino tempio di Bellona più tardo (inizi del III secolo a.C.). A questi va aggiunta l’area sacra di Largo Argentina che fornisce un completo repertorio di edifici templari tra la fine del IV e il II secolo a.C. e il tempio dei Castori fatto costruire da
Q. Caecilius Metellus Pius (partigiano di Silla) agli inizi del I sec. a.C. nell’area del vicino
Circus Flaminius (le statue dei Castori che ornavano il tempio sono ora collocate sulla balaustra del Campidoglio). Successivamente il Campo Marzio venne arricchito di complessi urbanistici, degni delle contemporane capitali ellenistiche, incentrati sulla realizzazione di aree porticate (portici di Ottavio del 168 a.C., di Metello del 146 a.C., quello di Minucio Rufo, detto
porticus vetus del 110 a.C.).La monumentalizzazione della parte meridionale del Campo Marzio assunse l’aspetto definitivo con Pompeo che fece costruire il teatro e l’immenso complesso dei portici, ai quali diede il suo nome.Segue una fase importante per l’urbanistica di questa parte della città con Cesare, la cui attività si manifestò sin dall’inizio grandiosa: egli aveva ideato di deviare il Tevere unificando il Campo Marzio al Vaticano e aveva dato l’avvio alla costruzione dell’altro grande teatro di Roma, il futuro Teatro di Marcello. I suoi progetti, però, vennero interrotti prematuramente dalla morte.Segue la riorganizzazione urbanistica della città voluta da Augusto che proprio da questa area aveva iniziato il suo programma. Con l’aiuto del genero Agrippa, che aveva delle proprietà nel Campo Marzio, venne avviata l’urbanizzazione della parte centrale della pianura. Dopo aver eseguito lavori di bonifica, Agrippa fu l’artefice di quel monumentale organico e coerente progetto che portò alla realizzazione del Pantheon, delle Terme, della
Basilica Neptuni, dello
Stagnum, dell’Euripo (sul quale l’opinione non è unanime riguardo al percorso e alla sua funzione di scarico delle acque delle Terme di Agrippa), dell’
Aqua Virgo; inoltre del rifacimento dei
Saepta, del
Diribitorium e della
Porticus Vispania (gli ultimi due edifici ultimati da Augusto). L’intervento diretto del
Princeps può essere riconosciuto nella zona settentrionale, destinata a parco pubblico e alla costruzione di edifici legati ai temi della propaganda imperiale: l’
Horologium, l’
Ara Pacis e il Mausoleo dinastico, legati tra loro, secondo recenti teorie, da una complessa simbologia astrale che si ricollegava direttamente alla nascita di Augusto.Anche l’intervento di privati, vicini al
Princeps nella conduzione dello Stato, fu determinante, sia pur marginale, nella realizzazione della monumentale operazione urbanistica: la costruzione di un anfiteatro da parte di Statilio Tauro (29 a.C.) in un’area non precisabile del Campo Marzio, e nel 13 a.C., la costruzione, da parte di L. Cornelio Balbo, del terzo teatro stabile della città, i cui resti sono stati rinvenuti in recenti scavi presso via delle Botteghe Oscure nonché la ricostruzione del tempio di Apollo da parte di C. Sosio. L’altro grande teatro della città, quello dedicato al nipote di Augusto, Marcello, fu fatto costruire per intervento dello stesso Augusto a completamento di un progetto avviato precedentemente da Cesare. Questi sono soltanto i principali nomi di una lunga serie di interventi architettonici sull’assetto urbanistico della città. L’intervento degli altri imperatori della famiglia giulio-claudia fu più limitato: opera più notevole fu la costruzione delle Terme di Nerone. A Tiberio è stata attribuita la costruzione dell’
Ara Providentiae che si suppone, attraverso la documentazione epigrafica, fosse collocata presso l’
Ara Pacis. A Caligola, invece, è attribuito l’Iseo Campense, dedicato a Iside e Serapide e adiacente ai
Saepta. Claudio che intervenne nell’ampliamento del pomerio della città, fece realizzare un arco, probabilmente con la funzione di limite nord e porta pomeriale del territorio urbano. L’arco di Claudio, che presenta ancora aperti i problemi relativi alla ricostruzione, fu realizzato dall’imperatore in occasione della vittoria riportata nel 43 d.C. sui Britanni, monumentalizzando il passaggio dell’
Aqua Virgo sulla
via Lata, nei pressi dell’odierna piazza Sciarra.Il grande incendio, che nell’80 d.C. devastò da un capo all’altro il quartiere, fu un evento importante per il Campo Marzio; con Domiziano, infatti, ebbe inizio un’altra fase edilizia destinata a lasciare il segno nell’urbanistica della zona. Quasi tutti gli altri edifici preesistenti vennero restaurati o ricostruiti e sul lato est del complesso edificato da Agrippa e Augusto furono eretti il tempio di Minerva Calcidica e il
Divorum e sul lato ovest lo Stadio e l’Odeon. Probabilmente a Domiziano va riferita anche la costruzione della
porticus Minucia Frumentaria (secondo altri attribuita a Claudio) nei pressi dell’area sacra di Largo Argentina.A partire dalla metà del II sec., da parte degli imperatori antonini, furono realizzate altre opere destinate a sottolineare il «ruolo» divino della famiglia imperiale e, in prosecuzione di quanto avviato già da Augusto, a testimoniare la funzione della IX
Regio come fulcro della propaganda politica imperiale. Adriano si preoccupò di restaurare il complesso augusteo, tra cui il Pantheon, e probabilmente avviò i lavori, completati dai successori, per la costruzione dei Templi di Matidia e Marciana e quello di Adriano a nord-est del Pantheon. Più a nord di questi edifici si esplicò l’attività di Antonino Pio e di Marco Aurelio, il cui segno più evidente è rappresentato dai cd.
ustrina, ossia degli altari di
consecratio dei membri della famiglia antonina, eretti sul luogo della pira funeraria. Secondo una recente ipotesi, gli altari furono costruiti nella zona di Montecitorio, nei pressi di quello di Augusto che già era stato eretto nell’area. Precedentemente l’ustrino di Augusto era stato identificato con il recinto quadrangolare rinvenuto presso il Mausoleo, vicino alla Chiesa di S. Carlo al Corso: quest’ultimo, invece, sarebbe stato un complesso di cremazione e di sepoltura fatto costruire da Agrippina minore tra il 49 e il 59 d.C.L’
ara consecrationis di Antonino Pio, rinvenuta presso via degli Uffici del Vicario, era in stretta connessione con la Colonna Antonina (della quale si conserva soltanto la base presso i Musei Vaticani); l’
ara consecrationis di Marco Aurelio è stata identificata con il recinto quadrangolare rinvenuto sotto il Palazzo Montecitorio, costruito nei pressi della Colonna di Marco Aurelio che era stata eretta probabilmente in stretta connessione con il
templum Divi Marci attribuito a Commodo e localizzato sul lato ovest di piazza Colonna. Secondo una recente ipotesi, il tempio, circondato da portici, si affacciava su una platea lastricata ornata dalla statua di Marco Aurelio (che poi successivamente venne trasferita nel Laterano e da qui, nel 1538, sul Campidoglio): il complesso costituiva forse il Foro Antonino. Un terzo altare è stato ipotizzato a ridosso del lato ovest di quello di Marco Aurelio (ossia sotto il Palazzo Montecitorio e l’attigua via della Missione) e a esso addossato: l’altare era forse anteriore a quello di Marco Aurelio ed è stato attribuito a Lucio Vero o a Faustina Minore.Nel corso del II secolo si riscontra anche l’impulso all’edilizia abitativa e commerciale: il forte incremento demografico portò alla costruzione di
insulae in particolare rinvenute alle pendici del Campidoglio, lungo la
via Flaminia/
via Lata (di fronte a Palazzo Ghigi e nell’area tra S. Carlo al Corso e S. Lorenzo in Lucina) e nella parte meridionale del Campo Marzio, vicino piazza Campo de’ Fiori (sotto Palazzo Calvi) e lungo le rive del Tevere (tra via S. Paolo alla Regola, via Arenula, area del Ghetto), dove è stata riscontrata una vasta area a destinazione commerciale (
horrea) già avviata all’epoca domizianea.Importanti complessi sono stati individuati sotto Palazzo Farnese (gli
stabula factionum, strutture delle scuderie delle quattro fazioni circensi), sotto Palazzo della Cancelleria, dove oltrechè la cd. Ara dei Vicomagistri (di età claudia) e i «rilievi della Cancelleria» (di età domizianea e rilavorati all’epoca di Nerva) si è rinvenuto un mitreo e, durante recenti indagini, un ampio complesso commerciale, forse legato al vicino
stabulum factionis, sul quale venne costruita la basilica paleocristiana di San Lorenzo in Damaso. Nelle vicinanze, al di sotto del Museo Barracco, esiste parte di un portico (con una fontana e una mensa ponderaria) che nel IV secolo venne chiuso da un muro affrescato con scene di caccia e di pesca, pertinente a una
domus tardoantica. La casa presenta una fase precedente pertinente forse a un settore degli
stabula factionum. Nel III secolo, l’edilizia monumentale verrà spostata sull’altro lato della
via Lata, nella regione VII: tra i monumenti più imponenti va ricordato il tempio del Sole fatto costruire da Aureliano.Tra gli interventi più significativi nell’area monumentale del Campo Marzio in epoca severiana va ricordata la ricostruzione delle Terme Neroniane da parte di Alessandro Severo (dette pertanto Alessandrine) e alcuni restauri effettuati da Settimio Severo e Caracalla tra i quali quello del Pantheon e del Portico d’Ottavia.In età tardoantica, invece, va ricordata la costruzione, tra il 379 e il 383, dirimpetto al
pons Aelius, sulla riva sinistra del Tevere, di un arco in onore di Graziano, Valentiniano e Teodosio, quale monumento terminale della cd.
porticus Maximae. Nei pressi (nell’area compresa tra via Paola, piazza Pasquale Paoli e la chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini) fu fatto costruire dal Senato, tra il 402 e il 408, un altro arco in onore degli imperatori Arcadio, Onorio e Teodosio II. Il monumento probabilmente costituì uno degli ultimi tentativi di affermazione dell’aristocrazia senatoria. P.C.
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