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Domus Flavia, Domus Augustana e cd. Stadio Palatino

Share/Save Con le denominazioni Domus Flavia e Domus Augustana, o Augustiana, ci si riferisce al vasto complesso architettonico palaziale che occupa tutta la parte sud-orientale del colle, edificato per la maggior parte negli ultimi decenni del I secolo d.C. e comprendente anche il cd. Stadio. La distinzione terminologica suddetta verte sostanzialmente sull’interpretazione, non unanime tra gli studiosi, delle diverse parti costitutive del monumento e conseguentemente sull’attribuzione delle relative funzioni, a ciò accompagnandosi la persistente difficoltà nel riconoscere i precisi limiti topografici del complesso stesso e il tipo di relazione con le altre fabbriche imperiali. Alla tradizionale identificazione che vede nella Domus Flavia la parte di rappresentanza del palazzo e nella Domus Augustana l’abitazione privata dell’imperatore, si affianca e si contrappone il rovesciamento di tale lettura delle fonti antiche: la Domus Flavia, progettata e costruita dall’architetto dell’imperatore Domiziano, Rabirius, costituirebbe la casa privata della famiglia Flavia, mentre col toponimo di Domus Augustana si indicherebbe, se non l’intero complesso palaziale, almeno la parte di esso riservata alle funzioni pubbliche e tale da mantenere immutata la propria identità giuridica indipendentemente dall’avvicendarsi degli imperatori. Nonostante le numerose incertezze che caratterizzano le interpretazioni particolari degli imponenti resti archeologici in questione, risulta evidente come essi vadano complessivamente ricondotti nel quadro di una tipologia edilizia, quella del palazzo dinastico, che per la prima volta nella storia dell’architettura realizza interamente e in maniera sistematica i presupposti politici e culturali che ne sono all’origine. La progressiva identificazione della residenza degli imperatori con il colle su cui essa sorgeva, il Palatino (Palatium), si radicherà a tal punto nell’immaginario collettivo dell’antichità che ancora oggi, in tutte le lingue europee, si indica con lo stesso nome un medesimo tipo di costruzione, il palazzo appunto, sia che esso abbia funzione esclusivamente abitativa, sia che funga da luogo di rappresentanza, di potere o d’altro ancora.La descrizione delle evidenze monumentali che tra breve seguirà procede da ovest verso est, partendo cioè dalla zona tradizionalmente identificata con la Domus Flavia e terminando con il cd. Stadio. Tutta l’area in questione fu oggetto di indagini archeologiche già nel Settecento (scavi del Bianchini e del Rancoureil), ma l’assetto attuale fu raggiunto principalmente in seguito agli sterri del Rosa (1873), agli scavi del Boni (1912) e soprattutto all’attività del Bartoli negli anni Trenta. Quest’ultima, oltre all’evidenziazione delle strutture murarie, realizzate per la quasi totalità in opera laterizia, ha contemplato una sistematica opera di restauro, spesso arbitraria e discutibile, finalizzata alla ricostituzione di un ipotetico complesso unitario originario a scapito delle fasi costruttive più tarde, le cui murature sono state purtroppo eliminate.Entrando dal lato occidentale del complesso, in origine caratterizzato dalla presenza di un portico colonnato che girava sulla facciata settentrionale, si attraversa una sala di forma ottagonale fiancheggiata da altri ambienti dalla singolare pianta mistilinea e si accede a un enorme peristilio rettangolare (ancora visibili le basi del colonnato e frammenti dei capitelli e delle colonne in marmo numidico); al centro è una fontana (ampiamente restaurata in epoca moderna), anch’essa ottagonale, dalla particolare articolazione interna a labirinto. A sud del peristilio si apre una grande sala quadrangolare il cui lato meridionale è conformato ad abside poco profonda, ai lati della quale due porte consentono il passaggio all’area retrostante; il pavimento marmoreo della sala appartiene a un rifacimento massenziano e fu sovrapposto a un ipocausto databile a età adrianea; proprio la presenza dell’ipocausto, funzionale al riscaldamento dell’ambiente, ha fatto ipotizzare, ma senza prove certe, che qui fosse il triclinio, la sala da pranzo dell’imperatore. Adiacente a essa a ovest è un vano di minori dimensioni, con pavimentazione di epoca domizianea in lastre marmoree, al centro del quale è una fontana ovale (notevolmente restaurata); da sottolineare che questo vano, come pure l’ipotetico triclinio, si sovrapposero a strutture più antiche (ninfei) presumibilmente appartenenti all’abitazione di Nerone distrutta dall’incendio del 64 d.C. e sostituita dalla Domus Aurea. Tornando al peristilio rettangolare e procedendo verso nord si può accedere ai tre maestosi ambienti affiancati che caratterizzano il versante settentrionale di questa parte del palazzo e che costituivano, con ogni probabilità, la facciata principale della reggia. Quello di centro è un’immensa sala rettangolare, la cd. Aula Regia, accessibile tramite due aperture che inquadrano un’abside poco profonda; i lati lunghi sono caratterizzati da una suggestiva articolazione a nicchie nelle quali erano statue di marmi colorati; la copertura della grande sala, alta fino a circa 30 m e realizzata con ogni probabilità con capriate mascherate da un soffitto a cassettoni, era sorretta da un colonnato aereo in marmo pavonazzetto; un’ampia apertura al centro del lato nord consentiva il passaggio verso un podio sopraelevato che poteva fungere da tribuna per l’imperatore e che era accessibile anche dagli ambienti posti ai lati della cd. Aula Regia. È probabile che proprio in questa il princeps, maestosamente sistemato sul trono al centro dell’abside, accogliesse le visite previste nei giorni di udienza. Adiacente a ovest alla grande sala è un’aula di minori dimensioni, la cd. Basilica, a pianta rettangolare, anch’essa dotata di abside sul lato breve meridionale; originariamente suddivisa in tre navate da un doppio colonnato, è stata interpretata come l’Auditorium del palazzo, luogo ove si riuniva il consiglio dell’imperatore. Questo vano venne realizzato sopra un precedente complesso abitativo privato di epoca repubblicana, la cd. Aula Isiaca per i soggetti rappresentati su alcune delle pitture parietali conservate, del quale oggi si possono visitare i resti (necessaria autorizzazione). L’aula, scoperta già nel XVIII secolo, doveva appartenere a un complesso che si estendeva sul versante del colle, come dimostrato da successivi rinvenimenti che rivelarono la presenza di altre strutture connesse a quelle dell’Aula, che risulta incassata sul fianco del Palatino. L’ambiente subì diversi interventi, che ne deformarono l’originaria struttura e ne articolarono gli spazi interni. Le pareti riferibili alla fase di costruzione (I secolo a.C.) sono in opera reticolata che pare associata a resti di rivestimento parietale con decorazione attribuibile al cd. II Stile e pavimenti in mosaico. In un momento successivo (seconda metà del I secolo a.C.) si modificò il lato orientale del vano, realizzando un’abside che sfrutta in parte le precedenti strutture e stendendo su questo allestimento un nuovo ciclo decorativo cui appartengono le note pitture a soggetto isiaco, egittizzanti. In una terza fase edilizia (età giulio-claudia) si partisce irregolarmente lo spazio interno dell’ambiente mediante strutture con paramenti in opera reticolata, che si sovrappongono in parte alla precedente decorazione parietale. Il complesso appare definitivamente abbandonato in epoca neroniana (metà circa del I secolo d.C.), quando sul sito si realizzò una conserva d’acqua. Si è proposto di attribuire la proprietà di questa residenza al triumviro M. Antonio, che le fonti antiche ci indicano residente sul Palatino in una casa che dopo la sua morte sarebbe passata ad Agrippa e Messalla.Tornando alla visita del soprastante palazzo imperiale passiamo a est della cd. Aula Regia in un terzo ambiente, il cd. Larario, che poteva forse ospitare il corpo di guardia dei pretoriani che sorvegliavano l’ingresso alla reggia. Al di sotto di questo ambiente si possono visitare (necessaria autorizzazione) i resti di un’altra delle numerose case di epoca repubblicana. Si tratta della Casa dei Grifi, così denominata dalla rappresentazione in stucco di due grifoni che sormonta uno dei passaggi tra due vani del complesso. L’abitazione era costituita da ambienti disposti su due livelli; del primo, corrispondente al piano terra, si vedono oggi scarsi resti riferibili all’area dell’atrio con le vestigia di un probabile impluvio, in una sistemazione databile però a una fase più tarda rispetto a quella di costruzione della casa, forse di epoca augustea. Scendendo la scala che già in antico collegava il piano seminterrato col piano terra, si raggiunge il livello ipogeo, del quale sono oggi conservati sette vani, parzialmente tagliati dalle massicce fondazioni di epoca imperiale. Gli ambienti sono realizzati in opera cementizia con cortine in opera reticolata di due tipi, che identificano le diverse fasi edilizie, tra il II e il I secolo a.C. Le murature conservano ancora parte della decorazione parietale in intonaco dipinto, riferibile al cd. II Stile, caratteristico per la rigida partizione architettonica del campo decorativo. Coevi alle pitture sono i rivestimenti pavimentali che consistono di mosaici realizzati con tessere bianche e nere disposte a formare disegni geometrici. Rimane tuttora ignoto il proprietario di questa ricca casa, anche se le fonti ci parlano di noti e facoltosi esponenti dell’aristocrazia repubblicana, come Metello Celere o Quinto Ortensio, che dovevano dimorare sul Palatino.Portandosi nuovamente al peristilio con fontana ottagonale e attraversando alcuni ambienti a est di difficile interpretazione, si accede a quella parte del palazzo tradizionalmente identificata, come detto in modo probabilmente restrittivo, con la Domus Augustana. Si giunge innanzitutto in un’ampia area quadrangolare con scarsi resti murari, attualmente sistemata a giardino e bordata sui quattro lati da un colonnato che le conferisce il carattere di peristilio; al centro è un grande bacino ornamentale sul cui lato settentrionale fu innalzato, con felice soluzione scenografica, un tempietto (raggiungibile per mezzo di un ponticello in muratura) che è stato accostato a Minerva, divinità cara a Domiziano. Le strutture presenti nello spazio posto a nord del peristilio sono troppo poco conservate perché se ne possa ricostruire l’articolazione planimetrica e la funzione (l’ipotesi che vi riconosce un terzo peristilio è forse eccessivamente semplicistica, dovendosi pensare più probabilmente ad ambienti adibiti a uso «pubblico» e ufficiale, in linea con l’analoga sistemazione data alla zona più occidentale di questo lato del complesso). Ben più evidente è invece la situazione nell’area posta a sud, verso il Circo Massimo, dal carattere più propriamente abitativo e di soggiorno, articolata su due livelli e sviluppata in origine su più piani. Quello superiore attualmente conservato, adiacente al peristilio poc’anzi descritto, è accessibile tramite una porta che immette in una sala semicircolare (sorta di vestibolo) e in un vano rettangolare, ai cui lati due gruppi simmetrici di stanze, di pianta e dimensioni diverse e di varia destinazione, conducono all’affaccio sul livello inferiore. Questo (chiuso al pubblico), cronologicamente posteriore al resto delle strutture palaziali, è caratterizzato dalla presenza di un portico a pianta quadrata, originariamente sviluppato su due piani sovrapposti; al centro si trova un’ampia vasca internamente movimentata da quattro corpi a forma di pelta, anticamente impreziositi da una variegata decorazione plastica. Sul lato nord di questo peristilio si aprono tre sale dalla particolare pianta mistilinea: le due laterali di forma ottagonale, con pareti ornate da nicchie rettangolari e semicircolari e con volte di copertura a padiglione; quella centrale di forma trilobata, con esedre curve ai lati e rettangolare sul fondo; sul retro di questi ambienti, e da essi accessibili, ve ne sono altri di minori dimensioni. Anche il lato ovest del peristilio mostra una conformazione notevolmente complessa, con un ambiente centrale avanzato verso la vasca e due ampi bacini posti ai lati, dalle pareti interne articolate a nicchie. Nell’angolo nord-occidentale, fiancheggiato da un’altra vasca a pianta rettangolare, uno scalone monumentale permetteva il collegamento tra questo livello e quello superiore a nord, mentre un accesso analogo era sul lato orientale. Nessuna comunicazione doveva invece esservi a questo livello con la gigantesca fronte della reggia direttamente rivolta verso il Circo (il passaggio attualmente visibile fu arbitrariamente creato dal Bartoli), conformata a esedra e originariamente posta in risalto da un portico antistante di cui restano le sole fondazioni; sul retro di essa si trovano vari altri ambienti dalle forme più disparate e dall’utilizzo tutt’altro che accertato.Raggiungendo il lato orientale dell’immenso complesso architettonico finora descritto si perviene al cd. Stadio Palatino, enorme edificio di forma rettangolare allungata con lato meridionale curvo (m 160 x 50), esteso in direzione nord-sud, e avente quota di spiccato notevolmente inferiore a quella della maggior parte della reggia (il suo livello coincide con quello del più orientale peristilio inferiore, con il quale però non comunicava). La sua funzione non è ben chiara, dovendosene escludere l’utilizzo come ippodromo o anche solo come maneggio; si tratta più probabilmente di un’area adibita a giardino (forse il Viridarium del palazzo) e destinata al passeggio e al riposo. Costruito alla fine del regno di Domiziano, presenta ingenti rifacimenti dell’età di Adriano e Settimio Severo (esedra semicircolare, arcate di rinforzo del portico); il recinto di forma ovale tuttora visibile nella metà meridionale del piano dello stadio è invece attribuibile con ogni probabilità all’epoca di Teodorico. L’edificio era costituito da un portico perimetrale, in origine elevato su due piani sovrapposti: quello inferiore a pilastri di mattoni, un tempo rivestiti in marmo (come la maggior parte delle murature dell’intero complesso), collegati alle pareti di fondo da una volta a botte cassettonata e dei quali restano oggi le sole basi; quello superiore a colonne di marmo (solo nell’angolo nord-ovest, in parte ricostruito, si può apprezzare con sufficiente chiarezza l’assetto originario dell’elevato). Al centro del lato lungo orientale è invece la grande esedra semicircolare (un ninfeo o un triclinio estivo più che una tribuna), presumibilmente coperta da una semicalotta; attorno a essa girava un corridoio anulare posto su tre livelli, tutti voltati a botte cassettonata e rispettivamente corrispondenti al piano dello stadio, a quello dell’esedra e all’imposta della semicalotta; vari altri ambienti quadrangolari, poco conosciuti, si trovano a ridosso dei corridoi. È proprio la serie di strutture posta a est dello Stadio, cui i vani suddetti appartengono, che sembra costituire il limite esterno della reggia su questo lato del colle. A. D., A. M.
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