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Dedicato nel dicembre del 204 d.C. (anno della celebrazione dei Ludi saeculares) dal collegio dei cambiavalute e mercanti di buoi del luogo (argentarii et negotiantes boarii huius loci) all’imperatore Settimio Severo e alla sua famiglia, il piccolo e ornatissimo monumento, posto allo sbocco di un’antica strada, proveniente forse dal vicus Iugarius, è da interpretarsi come una porta di accesso al Foro Boario, al limite fra tre regioni augustee: la VIII, la X e la XI. |
È costituito da due pilastri (quello di destra, dal 683 d.C. è incorporato nella chiesa di S. Giorgio al Velabro) rivestiti di marmo bianco dell’Imetto che sostengono un architrave orizzontale interamente di marmo (forse di età domizianea). Il monumento era alto complessivamente m 6,80 e largo m 5,86. È probabile che al di sopra di esso fossero collocate le statue in bronzo dorato della famiglia imperiale. Come nel coevo Arco di Settimio Severo nel Foro Romano, nell’iscrizione dedicatoria si notano alcune cancellature intenzionali (
damnatio memoriae): erano menzionati i nomi di Geta (fratello di Caracalla), Plautiano (prefetto del pretorio) e Plautilla (figlia di Plautiano e moglie di Caracalla), tutti uccisi, per volere dello stesso Caracalla. Una ricchissima decorazione vegetale si estende su quasi tutta la superficie dei pilastri e dell’architrave, a eccezione dello spazio riservato all’iscrizione e ai bassorilievi, mentre la facciata settentrionale, esterna alla piazza del Foro Boario, è stata volutamente lasciata allo stato grezzo. Sul lato frontale esterno del pilastro di sinistra, nel piccolo pannello in basso, si riconosce una scena di sacrificio; nel pannello maggiore una figura maschile, molto corrosa; in alto Ercole con clava e pelle leonina. Nella parte interna inferiore del pilastro è collocato un rilievo con tre figure maschili. Al di sopra di una fascia con amorini e ghirlande, strumenti e insegne sacrificali, vi è il grande bassorilievo con Caracalla in atto di libare su di un tripode colmo di frutta. In alto, due Vittorie sostengono una pesante ghirlanda. Sulla faccia esterna del pilastro, dal basso verso l’alto, si notano: una scena di sacrificio, una scena di trionfo con due soldati romani e due barbari prigionieri, una scena religiosa (i
camilli con candelabro sacro). Nel pilastro di destra, all’interno dell’arco, il rilievo più importante (gli altri sono ripetitivi rispetto al pilastro di sinistra): la coppia imperiale sacrificante. Sulla destra si nota chiaramente uno spazio vuoto dopo la cancellazione di una figura (Geta o Plautilla). Ai lati dell’iscrizione, sull’attico, le figure di Ercole e di un Genio (del Popolo Romano?). Evidente la ricerca dell’effetto coloristico e ornamentale (
horror vacui) e la frontalità quasi sacrale delle figure a conferma dell’espressione artistica dell’età tardo antica.Al Medioevo risalgono alcuni fori per la ricerca del «tesoro degli Argentari».Da ciò il detto popolare: «tra la vacca e il toro troverai gran tesoro». Attualmente gli zoccoli in travertino, su cui poggiano i pilastri dell’arco, sono interrati di circa 1 metro rispetto al livello stradale. D. P.
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